Samsung Galaxy SII vs Samsung Galaxy Ace

Già da alcuni mesi sono un felice possessore di un Samsung Galaxy Ace (brandizzato Wind) di cui ho più volte elogiato la funzionalità ed altrettanto criticato la durata della batteria. Da ieri mi hanno sostituto il “glorioso” Blackberry Bold 9700 aziendale con un fiammante Samsung Galaxy SII (la versione i9100p con chip NFC tra l’altro!) e mi sono trovato quindi ad avere tra le mani due componenti della famiglia Galaxy.
Non mi dilungo sulle differenze tra le caratteristiche tecniche (che trovate qui e qui) ma preferisco darvi le prime sensazioni “a caldo” di un confronto che appare decisamente impari.
Dopo avere aggiornato il sistema operativo tramite FOTA (funzione comodissima) ad Ice Cream Sandwich 4.0.3 e sincronizzato le app ed i contatti tra i due dispositivi ho provato a lanciare in contemporanea la stessa applicazione su entrambi i device ed è parso subito chiaro che il “povero” Ace viene letteralmente sverniciato su tutti i fronti.
Oltre al display Super Amoled di qualità incredibile è impressionante la leggerezza del “fratello maggiore” nei confronti del più piccolo Ace, che risulta essere anche più spesso.
Detto questo spendo ancora qualche parola di elogio per il Galaxy Ace che, per quanto esca ovviamente con le ossa rotte nell’improbo confronto con il Galaxy SII, si dimostra comunque uno smartphone validissimo ed in grado di soddisfare tutte le più comuni esigenze di “ufficio in tasca” ovviamente con performance decisamente diverse dal fratello top di gamma…
Per le conclusioni finali attendo di testare prima qualche ciclo di batteria, sin da subito posso sbilanciarmi però nell’affermare che a mio modesto parere il Galaxy SII con ICS è nettamente superiore di tutti gli Iphone 4s con cui ho smanettato fino ad oggi, sono sempre più convinto della scelta “Android”.

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Tag meta referrer

L’ultima novità introdotta da Google, con l’obiettivo di rendere la fruizione delle SERP più veloci per l’utente e di farlo approdare sulla pagina di destinazione il più velocemente possibile, è l’implementazione del meta tag “referrer”.
Come funziona il meta referrer?
In pratica se un browser supporta questo tipo di tag (ad oggi l’unico browser diffuso che supporta il tag meta referrer è Google Chrome ndr) appare uno scenario come in questo esempio:
la risorsa http://miosito.it/ spiega al browser che contenuti deve avere l’intestazione HTTP referer che verrà inviata dal browser a http://altrosito.it/ quando l’utente cliccherà il link.
Le possibilità saranno quindi queste:

1)<meta name=”referrer” content=”default“> : gestisci l’intestazione HTTP referer come si è sempre fatto, ovvero includila tra le intestazioni HTTP quando l’utente cliccherà il link verso Altrosito, tranne nel caso in cui Miosito sia stato chiesto col protocollo HTTPS ed Altrosito invece verrà richiesta col protocollo HTTP.
2)<meta name=”referrer” content=”never“> : quando l’utente cliccherà il link verso Altrosito, non inviare alcuna intestazione HTTP referer a quest’ultima.
3)<meta name=”referrer” content=”always“> : quando l’utente cliccherà il link verso Altrosito, invia sempre un’intestazione HTTP referer a quest’ultima, anche nel caso in cui Miosito sia stato chiesto attraverso il protocollo HTTPS ed Altrosito verrà chiesta attraverso il protocollo HTTP.
4)<meta name=”referrer” content=”origin“> : quando l’utente cliccherà il link verso Altrosito, invia sempre (anche nel caso di HTTPS>HTTP) un’intestazione HTTP referer a quest’ultima contenente non l’URL esatto che conteneva il link bensì solo il nome di dominio di Miosito.

La via nell’utopia del tracciamento dalle SERP è segnata…

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“Non Provided” in Google Analytics: piccolo workaround

Prendo spunto da un post apparso sulla fanpage ufficiale di Web in Fermento che fa riferimento all’apparizione, in seguito alle modifiche sulle privacy policy di Google, della voce “Non Provided” tra i risultati organici di ricerca in Google Analytics.
Ho fatto alcuni piccoli test e sono giunto alla conclusione che, per ottenere con un buon grado di approssimazione le keywords relative, basta semplicemente:

  1. Aggiungere nel report “Risultati organici” filtrato per “Non Provided” come dimensione secondaria “Pagina di destinazione”.
  2. Confrontare le keywords relative alle landing ottenute con quelle dei risultati organici “pubblici”

Non possiamo avere la certezza matematica dei risultati ottenuti ma, maggiore è la portata del vostro sito, maggiore sarà l’approssimazione del dato.

 

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